Bagnacavallo
Il toponimo deriva dal nome di un antico fiume (che poteva essere solamente guadato a cavallo), presso cui sorse il primo nucleo cittadino. Abitato a partire dall'età del bronzo, il villaggio preistorico fu dapprima occupato dagli Umbri, poi dai Galli, fino al periodo di dominazione romana. Dopo la caduta dell'Impero, si susseguirono le dominazioni gotica, bizantina e longobarda. Già nell'anno mille Bagnacavallo era controllata da piccole signorie locali (Brandolini e Malvicini), che per quasi tre secoli dominarono la scena politica del paese. Nel 1308 subentrarono i conti di Cunio, che costruirono la rocca. Passato prima allo Stato Pontificio, poi ai Manfredi di Faenza ed infine nuovamente al Papato, il castello fu ceduto a Giovanni Acuto nel
Cosa visitare
Palazzo comunale
(Piazza della Libertà)
In stile neoclassico, il Palazzo Comunale fu costruito a partire dal 1791 su progetto di Cosimo Morelli, recuperando parte dell'antico Palazzo Brandolini. Nella stanza del Sindaco sono conservati tre interessanti bassorilievi marmorei cinquecenteschi che raffigurano le imprese del Capitano di Ventura Tiberio VIII Brandolini.
Teatro comunale "Carlo Goldoni"
(Piazza della Libertà)
Il Teatro comunale venne edificato
tra il 1839 ed il 1845 su progetto dell'architetto bolognese Antolini. La facciata, in mattoni a vista, è caratterizzata da un porticato retto da colonne sormontate da capitelli ionici. L'interno, con platea a ferro di cavallo, tre ordini di palco e loggione, è riccamente decorato con stucchi del bolognese A.Tognetti e dipinti del ferrarese F.Migliari. Il sipario è invece opera del bolognese Antonio Muzzi.
Palazzo Vecchio
(Piazza della Libertà)
L'antico Palazzo Comunale, costruito nella seconda metà del XIII secolo, dopo varie ristrutturazioni e restauri, fu completamente distrutto da un incendio nel 1729. Successivamente ricostruito, subì un nuovo e completo rifacimento dopo l'ultimo conflitto mondiale. Nella sala principale è conservata una pregevole copia settecentesca delle "Nozze di Cana" del Veronese, dipinta dal pittore trentino Ventenati.
Torre civica
(Piazza della Libertà)
Alta circa 15 metri, la Torre Civica fu costruita verso la metà del '200 ed ampiamente rimaneggiata nel corso del XVI secolo. All'inizio del '500 fu dotata di orologio. Dal XVII alla fine del XIX secolo venne utilizzata come prigione: nel 1849 vi fu imprigionato anche il brigante Stefano Pelloni, più noto col nome de "Il Passatore".
Chiesa del Suffragio
(Via Trento Trieste)
La Chiesa del Suffragio venne edificata nel XVII secolo in stile barocco. L'interno, ad unica navata con due cappelle per lato, conserva un'interessante cantoria lignea del XVIII secolo con decorazioni in stucco, due paliotti in scagliola policroma e una pala d'altare, "Gesù Bambino in gloria coi Santi Francesco Saverio e Francesco Borgia", di Felice Torelli (1667-1748).
La Galleria
Via Trento Trieste e la corte interna di Palazzo Vecchio sono collegate da una galleria seminterrata che in origine era parte dei sotterranei dell'ex Convento dei Gesuiti.
Collegiata di S.Michele Arcangelo
(Piazza della Libertà)
Costruita nella seconda metà '600 sulle fondamenta di un precedente edificio religioso risalente al XII secolo, ricevette il titolo di collegiata da papa Benedetto XIV nel 1741. Nel presbiterio è conservata una stupenda pala di Bartolomeo Ramenghi (1484-1542), raffigurante "Cristo Redentore in gloria coi Santi Bernardino, Giovanni Battista, Pietro e Michele". Notevoli sono anche il coro ligneo a due ordini del XVII secolo e l'organo, opera del veneziano Chianei.
Piazza Nuova
Piazza Nuova fu edificata nel 1758 allo scopo di dare alla cittadina uno spazio esclusivamente adibito al commercio. La piazza, di forma ellittica e lastricata con ciotoli, è circondata da un loggiato formato da trenta archi a tutto sesto poggianti su pilastri quadrati. Sotto il porticato pavimentato in cotto, si susseguono i negozi separati da muri divisori.
Chiesa di Santa Maria della Pace (o del Carmine)
(Via Mazzini)
Costruita tra il 1704 ed il 1759 e caratterizzata da uno stile misto barocco-neoclassico, la Chiesa del Carmine è ad unica navata con tre cappelle per lato. Nella prima cappella a destra si può ammirare la "Madonna col Bambino in gloria" di Giovan Battista Ramenghi (1521-1601), attorniata dai "Misteri del Rosario", una serie di quindici pannelli raffiguranti episodi della vita di Maria. Nella seconda cappella a destra è invece conservata un'antica immagine affrescata della Vergine, staccata dalla celletta presso cui precedentemente era posta.
Chiesa e Convento di S.Francesco
(Piazza Carducci)
Costruiti entrambi nel XIII secolo, la Chiesa e il Convento di S.Francesco
Il Castellaccio
(Via Francesco Baracca)
Costruito nel '400 ristrutturando un palazzo nobiliare del XII secolo, il Castellaccio è un edificio in mattoni a vista con zoccolo a scarpa delimitato da cornice arrotondata e portone di ingresso ad arco a tutto sesto. Gli interni sono affrescati con dipinti ottocenteschi ed arredati con mobili di epoche diverse.
Centro culturale "Le Cappuccine"
(Via Vittorio Veneto)
L'antico Convento delle Suore Cappuccine è oggi sede di un centro culturale che ospita la pinacoteca cittadina e il gabinetto delle stampe antiche e moderne. Nella pinacoteca, allestita al primo piano, sono raccolti dipinti datati tra XV e XVIII secolo appartenenti a pittori d'area emiliana e romagnola (Bartolomeo Ramenghi, Giovan Battista Ramenghi, Ferraù Fenzoni, Agostino Mitelli, Pietro Paltronieri...), oltre ad opere di artisti contemporanei quali Enzo Morelli, Ernesto Treccani e Remo Brindisi. Nel gabinetto delle stampe antiche e moderne sono invece raccolte incisioni che vanno dal XVI al XIX secolo di noti autori italiani ed europei (Durer, Della Bella, Aldegrever, Piranesi, Hogarth, Bartolozzi, Longhi, Rosaspina).
Chiesa di San Girolamo
(Via Garzoni)
La Chiesa di S.Girolamo fu costruita tra il 1696 ed il 1718 sul luogo ove sorgeva l'antico edificio, risalente al XV secolo e distrutto dal terremoto del 1688. L'interno, ad unica navata con tre cappelle per lato, conserva: "L'incredulità di S.Tommaso", attribuito a Giovan Battista Ramenghi detto il Bagnacavallo (1521-1601); un crocifisso ligneo quattrocentesco (seconda cappella a destra); la lapide tombale di Giulio Goldoni, padre del famoso commediografo Carlo (terza cappella a destra); il coro ligneo intagliato e intarsiato risalente al XVIII secolo (nell'abside).
Sacrario dei Caduti (Chiesa dei Battuti Bianchi)
(Piazza Garibaldi)
Costruito nel '700 sul luogo ove sorgeva la trecentesca Chiesa dei Battuti Bianchi, fu sconsacrato e venduto al comune nel 1908. Fu riaperto dopo l'ultimo conflitto mondiale per ricordare i caduti di tutte le guerre. Nell'altare maggiore è conservata una pala che raffigura la "Madonna della Concezione", opera settecentesca di Pompeo Batoni. (foto sotto)
Chiesa e Convento di San Giovanni
(Strada Garibaldi)
Questo complesso conventuale, fondato dai Camaldolesi nel 1336, passò nel 1816 alle suore cappuccine, che tra il 1819 ed il 1842 tennero l'educandato presso cui visse per circa due anni Allegra, figlia di George Byron. La chiesa, originariamente in stile romanico-gotico, fu ricostruita alla fine del XVII secolo, subito dopo il crollo causato dal terremoto del 1688. All'interno è conservato un pluteo marmoreo in stile bizantino del VII secolo.
La Torraccia
(Strada Garibaldi, accanto alla Chiesa di S.Giovanni)
Costruita probabilmente tra XII e XIII secolo, questo edificio faceva forse parte di un fabbricato di proprietà della famiglia Brandolini che sorgeva presso le antiche mura civiche.
Chiesa della Misericordia
(Via Diaz, angolo Via Brandolini)
Appartenuta alla Confraternita della Buona Morte, la Chiesa della Misericordia fu costruita nel '500 e ampiamente ristrutturata nel XVII secolo. All'interno è conservato un pregevole affresco cinquecentesco che raffigura la Vergine con la Confraternita dei Cavalieri.
I Palazzi
Fra i numerosi palazzi architettonicamente interessanti, ricordiamo:
Palazzo delle Opere Pie (Via Mazzini) - Il palazzo fu ricostruito nel 1728 come abitazione del vescovo di Faenza. Gli interni sono riccamente decorati con affreschi e stucchi.
Palazzo Longanesi-Cattani (Via Mazzini) - Il settecentesco Palazzo Longanesi, caratterizzato dall'elegante facciata porticata, possiede al primo piano un ampio salone decorato con motivi floreali, su cui si affacciano i balconcini delle due stanze laterali sopraelevate. Nel cortile è ancora visibile la struttura delle scuderie.
Casa Ponzi (Via Mazzini) - Sulla facciata di Casa Ponzi è posta una meridiana disegnata dall'artista Remo Brindisi. Essa misura anche l'orario babilonico, che indica da quante ore è sorto il sole.
Palazzo Folicaldi (Via Mazzini) - Palazzo Folicaldi fu edificato nel XVII secolo ed ampliato (con l'aggiunta dell'ultimo piano) nell'ottocento, quando il vescovo Giovanni Benedetto Folicaldi fece costruire una cappella privata dedicata alla Beata Vergine. Il bel loggiato pensile che si affaccia sul cortile interno risale al settecento.
Palazzo Abbondanza (Via Mazzini) - Costruito nel 1675 per ospitare i magazzini annonari, fu sede del primo teatro pubblico della città. In seguito venne utilizzato come dormitorio pubblico e come caserma.
Palazzo Tesorieri (Via Garibaldi) - Palazzo Tesorieri era originariamente l'antico oratorio dell'ex Convento di S.Chiara, di cui si ha notizia a partire dal XIV secolo. Dopo l'ampliamento del 1730, fu abbandonato durante il periodo napoleonico. Le sale interne sono ancora parzialmente affrescate.
Palazzo Massari (Via Garibaldi) - Costruito alla fine del XVII secolo, è in stile neoclassico.
Palazzo Gradenigo (Via Garibaldi, angolo Via Farini) - Del settecentesco Palazzo Gradenigo è interessante la facciata, caratterizzata da un porticato con archi a tutto sesto e da un balcone in pietra d'Istria con ringhiera in ferro battuto.
Palazzo Papini-Capra (Via Matteotti) - A Palazzo Papini-Capra, costruito nel XVII secolo, nel 1662 soggiorno la regina Cristina di Svezia, in occasione del suo viaggio verso Roma.
I dintorni
Chiesa di S.Pietro in Sylvis
La Chiesa di S.Pietro, costruita nel VII secolo ai margini di un'antica foresta (come si desume dalla dedica) è una delle pievi meglio conservate di tutto il territorio ravennate. Esternamente si presenta con una facciata semplice in mattoni a vista e un'abside poligonale. L'interno è disposto a tre navate. Il presbiterio, con l'altare in marmo greco della fine del VI secolo, sovrasta una cripta dell'XI secolo e un ambiente attiguo la cui volta è sostenuta da una colonna con capitello corinzio. L'abside (che internamente
Villa Savoia
(In località Glorie, Via Reale, 43)
Villa Savoia, costruita nel XVII secolo dai conti Barbucchielli, è ora di proprietà della diocesi di Faenza e si compone di un palazzo adibito a canonica e di un oratorio. Le sale interne della residenza sono decorate da affreschi di Tommaso Bibiena, mentre l'oratorio è ricco di decorazioni barocche.
Torre di Traversara
(In località Traversara, Via Torri, 52)
Costruita nel 1371 dai conti Hercolani di Traversara, fu in seguito utilizzata come residenza di villeggiatura, rimanendo tale fino all'ottocento, quando fu venduta prima alla famiglia Vitelloni, poi ai Rambelli. Subì gravi danni in seguito ai bombardamenti del 1944 e fu parzialmente ricostruita nell'immediato dopoguerra. I soffitti del primo piano presentano ancora tracce di affreschi ottocenteschi.
1375, come pegno per un debito non pagato al condottiero dalla Santa Sede. Giovanni Acuto lo vendette agli Estensi di Ferrara, che lo cedettero ai ravennati da Polenta nel 1394. Tornato ai Faentini per un breve periodo, fu riacquistato dallo Stato Pontificio, che ne mantenne la proprietà fino all'unità d'Italia, anche dopo il breve periodo di dominazione napoleonica a cavallo tra XVIII e XIX secolo.
Centro etnografico della civiltà palustre
(In località Villanova, Largo Tre Giunchi)
Il centro espone strumenti di lavoro anticamente utilizzati per la lavorazione della vegetazione spontanea delle zone umide emiliano-romagnole, con ricostruzioni ambientali ed una interessante sezione dedicata ai giochi di un tempo.
subirono rifacimenti nel XV e XVII secolo. L' aspetto attuale della chiesa è frutto dell' ultimo radicale restauro avvenuto nel '700, su progetto del faentino Pietro Tomba. All'interno della chiesa, disposta ad unica navata con quattro cappelle per lato, sono conservate pregevoli opere pittoriche, fra le quali ricordiamo un crocifisso trecentesco su tavola sagomata attribuito al Maestro di Verucchio (prima cappella a destra) e l'immagine raffigurante la "Beata Vergine di
Gerusalemme, della seconda metà del XV secolo (seconda cappella a sinistra). Nell'ultima cappella di sinistra è conservata la lapide tombale, in stile gotico veneto, del condottiero Tiberto VI Brandolini, risalente al 1397/1398. Altrettanto interessanti risultano le decorazioni e le statue in stucco del riminese Antonio Trentanove e l'altare maggiore, in stile barocco, del ravennate Domenico Foschini.
è circolare) è stupendamente affrescata con dipinti attribuiti a Pietro da Rimini, risalenti al 1320 circa. Tracce di affreschi sono presenti anche lungo le pareti laterali della chiesa (particolare è la "Madonna dal profilo dantesco", così chiamata per la somiglianza all'iconografia classica del poeta). A destra dell'ingresso vi è l'affresco quattrocentesco di scuola veneto-ferrarese raffigurante la deposizione del Cristo. Nella navata di sinistra è conservato un lapidario con resti di un antico ciborio.