Dovadola
Abitata sin dalla preistoria, Dovadola ebbe il suo periodo di massimo splendore in epoca medioevale, sotto il dominio quasi ininterrotto di un ramo della famiglia Guidi, a cui fu infeudata nella seconda metà del XII secolo. Per lungo tempo nelle mire espansionistiche della famiglia ghibellina degli Ordelaffi di Forlì, che riuscirono ad impossessarsene per un breve periodo (1351-1358), Dovadola passò a far parte dei domini di Firenze nel 1405, quando Malatesta Guidi ne cedette la proprietà. Seguì le sorti di Firenze fino al 1923, anno in cui venne inclusa nella provincia di Forlì.
Cosa visitare
Rocca dei conti Guidi
(Visibile da Piazza della Vittoria)
Situata sullo sperone roccioso che domina il paese, fu ampliata nel XIII secolo dal capostipite della famiglia Guidi di Dovadola, Marcovaldo, che fortificò la preesistente rocca costruita
dall'arcivescovado di Ravenna nell' VIII-IX secolo, dotandola di cinta murarie, bastioni e di un palazzo signorile. L'attuale aspetto quattrocentesco è dovuto alle modifiche a cui il castello fu sottoposto nel successivo periodo di dominazione fiorentina. La parte più antica è costituita dal maschio, come attesta l'iscrizione che riporta la data 1339, nella lunetta della finestra del terzo piano. Sul portale di ingresso, che un tempo era dotato di ponte levatoio, spicca lo stemma della famiglia Blanc Tassinari, che ne è tuttora proprietaria.
Oratorio di S.Antonio e S.Gennaro
(Via Tartagni Marvelli)
Dalla centrale Piazza Cesare Battisti, oltrepassata l'antica porta urbica sormontata dalla torre dell'orologio, giungiamo all'Oratorio di S.Antonio e S.Gennaro, il cui interno, adorno di stucchi barocchi, conserva interessanti opere del pittore forlivese Giacomo Zampa (1731-1808), che ne ha curato la parte pittorica.
Casa Tartagni Marvelli
(Via Tartagni Marvelli)
Benchè ampiamente rimaneggiata conserva tratti e particolari architettonici della costruzione originaria settecentesca. Al suo interno sono conservati alcuni stemmi medicei.
Chiesa della Ss.Annunziata
(Piazzale Ss.Annunziata)
Fondata dall'eremita Ballistra, se ne hanno notizie certe dal XV secolo, periodo in cui era affiancata ad un ospedale. Al suo interno sono conservate le spoglie dell'orientalista Antonio Raineri Biscia (1780-1839), che fu ambasciatore di Firenze in Egitto e profondo conoscitore di ben diciotto lingue.
Abbazia di S.Andrea
(Via Benedetta Bianchi Porro)
Fondata dai monaci Cluniacensi, l'Abbazia di S.Andrea è menzionata a partire dal 1116, anno in cui viene donata da Guido di Dovadola al Monastero di S.Benedetto in Alpe. Nel XV secolo la chiesa subì profonde modifiche strutturali che fecero assumere all'edificio l'attuale aspetto in stile rinascimentale tipicamente toscano. Tra il 1983 ed il 1988 i restauri conservativi dell'edificio hanno riportato alla luce interessanti affreschi risalenti al '500. Nella chiesa sono conservate pregevoli opere pittoriche, come la "Madonna Addolorata", tempera su tavola di scuola romagnola degli inizi del XVI secolo, e i seicenteschi "Martirio di S.Andrea Apostolo", "Gesù Morto", "Madonna e S.Filippo Neri" e "S.Caterina Martire", tutti oli su tela di scuola bolognese. A destra dell'ingresso è collocato il sarcofago che accoglie le spoglie di Benedetta Bianchi Porro, opera dell'artista faentino Angelo Biancini.
I dintorni
Eremo di Montepaolo
(Provenendo da Forlì, poco prima del centro abitato di Dovadola, svoltare a destra seguendo le indicazioni. L'eremo si trova a circa sette chilometri.)
L'Eremo di Montepaolo sorge nei pressi di un antico monastero che ospitò S.Antonio da Padova dal Maggio 1221 al Marzo 1222, quando fu nominato Ministro dell'ordine dei Frati Minori per la Romagna. Fu proprio il Santo che ne ordinò l'abbandono nel 1228, trasferendo i frati a Castrocaro. Nel 1629 Giacomo Paganelli, in seguito ad una sua miracolosa guarigione, decise di costruire un santuario nel luogo ove sorgeva il monastero. Purtroppo, a causa dell'instabilità del terreno, l'edificio crollò, come del resto avvenne per quello ricostruito nel 1790. Nel 1908 l'eremo fu edificato nell'attuale e definitiva collocazione in cima al colle.