Santarcangelo di Romagna
Abitato sin dalla preistoria, come attestano i numerosi reperti archeologici ritrovati in zona risalenti all'età del bronzo e del ferro, Santarcangelo ebbe un notevole sviluppo con i Romani, che nel III-II secolo a.C. si stanziarono in tutto il territorio comunale. Fra i vari insediamenti, quello situato nei pressi della Pieve di S.Michele, chiamato Pagus Acerbolanum (da Acervi = mucchi, riferito probabilmente alla gran quantità di laterizi prodotti nelle fornaci ivi esistenti), divenne un centro economico molto fiorente, sia grazie allo sfruttamento delle fertili campagne circostanti, che i Romani provvidero a suddividere in centurie, sia per la vicinanza a due assi viari di notevole importanza commerciale, quali la Via Emilia e la Via Aretina (il cui tracciato corrispondeva grossomodo a quello dell'attuale S.S. Marecchiese). Con la caduta dell'Impero Romano, forse per le incursioni barbariche, la popolazione del piccolo centro si
spostò sul Colle Giove. Nel XIII secolo iniziò il dominio dei Malatesta, che assicurarono al paese un periodo di prosperità. Nel 1358 il papa, tornato temporaneamente in possesso dei territori affidati ai Malatesta, costituì il Vicariato di Santarcangelo, comprendendovi fra gli altri Savignano, Gatteo, Montiano e Borghi. I Malatesta persero definitivamente Santarcangelo, come pure buona parte dei loro possedimenti, nel 1462, dopo la battaglia di Senigallia persa contro Federico da Montefeltro, alleato del papa. Successivamente Santarcangelo passò dapprima a Cesare Borgia, poi ai Veneziani ed infine tornò al papato (1505), che lo concesse per un breve periodo alla famiglia Zampeschi. Dopo l'esperienza napoleonica (1795-1815), Santarcangelo tornò allo Stato Pontificio fino all'unità d'Italia.
Cosa visitare
Piazza Ganganelli
Piazza Ganganelli è la principale del paese ed è situata ai piedi del colle Giove, dove nacque l'antico borgo medioevale. E' intitolata al santarcangiolese Lorenzo Ganganelli (1705-1774), che nel 1769 divenne papa col nome di Clemente XIV. A lui è dedicato anche l'arco posto a lato della piazza, in corrispondenza dell'incrocio fra Via Garibaldi, Viale Mazzini e Via Pascoli. Fu costruito nel 1777 per volontà dei suoi concittadini, che diedero l'incarico della progettazione all'illustre architetto imolese Cosimo Morelli. L'arco, che doveva rappresentare l'entrata principale del paese per chi proveniva da Rimini, fu costruito in posizione così decentrata in quanto era inserito in un progetto ben più vasto (sempre del Morelli) che prevedeva una diversa disposizione della piazza. Essa infatti doveva essere più
piccola, stretta ed attorniata da portici. In un certo qual modo l'idea del Morelli fu rispettata con la costruzione del loggiato situato a Sud-Est dell'attuale piazza, disegnato da Benedetto Sancisi e realizzato fra il 1861 ed il 1864. A sinistra dell'arco sorge il Palazzo Comunale, costruito tra il 1848 ed il 1859 su progetto di Giovanni Benedettini, mentre a destra vi sono le scuole comunali, edificate fra il 1885 ed il 1890 sul luogo ove precedentemente esisteva la Chiesa di S.Francesco, che faceva parte di un ampio complesso conventuale di frati minori. Al centro della piazza fa bella mostra il monumento ai caduti, realizzato nel 1925 da Bernardino Boifava.
Chiesa del Suffragio
(Via Pascoli)
Fu edificata tra il 1865 ed il 1912 su disegno di Benedetto Sancisi (Antonio Ghinelli ne progettò l'abside ed il presbiterio). Esternamente l'edificio si presenta con una facciata a pronao, mentre l'interno è disposto a tre navate. Nella navata di sinistra sono conservate due tele: "S.Francesco in meditazione", di anonimo del XVII secolo, copia dell'opera omonima del Caravaggio, e la "Vergine col Bambino, S.Michele Arcangelo e le anime purganti", della metà del '700. Nell'altare maggiore spicca il crocifisso ligneo del XV secolo, mentre nella navata di destra vi è "S.Crispino, S.Crispiano, S.Pietro Martire, S.Omobono", tela seicentesca di autore anonimo romagnolo.
Pescheria
(Via Cesare Battisti)
La pescheria fu edificata nel 1829 su progetto di Eustachio Maggioli. Conserva ancora gli originali cancelli in ferro battuto e i banchi in pietra di S.Marino.
Bottega artigiana Marchi
(Via Cesare Battisti)
Celletta della B.V. dell'Olmo
(Via Cesare Battisti)
Oggi deturpata ed inglobata da un edificio moderno, la Celletta della B.V. dell'Olmo fu costruita tra il 1843 ed il 1846 in stile neoclassico sul luogo ove esisteva un'edicola che conteneva un'immagine della Vergine particolarmente venerata. Attualmente vi è conservata una maiolica votiva faentina raffigurante la Madonna col Bambino.
La bottega artigiana Marchi è un'antica stamperia del '600 che ancora oggi produce tele ed accessori d'arredamento (tovaglie, tende, asciugamani, ecc.) decorati con motivi tradizionali romagnoli, utilizzando antiche tecniche di stampa. Al suo interno è tuttora conservato il mangano, una sorta di enorme ruota che veniva utilizzata per pressare e stirare le tele prima di decorarle. L'esemplare qui custodito risale al '600 ed è, per peso e dimensione, unico al mondo.
Sferisterio
(Via Faini)
Lo sferisterio era l'arena in cui veniva praticato l'antico gioco del pallone a bracciale, una sorta di antesignano del tennis (misto allo squash), che consisteva in una partita fra due squadre, entrambe composte da tre elementi, che si rimandavano una pesante palla in pelle d'asino o di scrofa (che poteva toccare solo una volta terra e liberamente la parete laterale) colpendola con un un bracciale irto di aculei in ferro. A questo sport, ormai dimenticato (ma tuttora praticato in alcune zone d'Italia), Santarcangelo ha dedicato un museo, che purtroppo attualmente non è visitabile perchè in ristrutturazione. Oggi lo sferisterio è utilizzato per gli incontri di tamburello.
Collegiata
(Piazza Balacchi)
La Collegiata, dedicata all B.V. del Rosario, fu costruita tra il 1744 ed il 1756 su progetto dell'architetto Giovan Francesco Buonamici. La facciata della chiesa è, come tutto l'esterno, in
Mura Malatestiane (Via Faini)
Le mura che sovrastano lo sferisterio sono di origine malatestiana e sono comprese fra due torrioni ben conservati, uno dei quali (quello a destra), fu utilizzato come prigione fino agli inizi del '900.
mattoni a vista, ed è compresa fra due campanili, di cui uno (quello a destra) mai terminato. L'interno è disposto a croce latina. Il soffitto è a vela e termina, all'incrocio fra navata e transetto, con una cupola. Molte sono le opere pittoriche conservate al suo interno, alcune delle quali di assoluto valore artistico. Fra queste, ricordiamo:
-"S.Antonio Abate e S.Isidoro Agricola" (1649), di Giovan Francesco Nagli detto il Centino (primo altare a dx);
-"Deposizione", di Andrea Donducci detto il Mastelletta (1575-1655) (a dx del transetto);
-"Il crocifisso", trecentesca tempera su tavola dipinta da Pietro da Rimini (a sx del transetto);
-"S.Ignazio da Loyola" (1650 ca.), di Guido Cagnacci (Santarcangelo di Romagna, 1601 - Vienna, 1663) (nell'abside);
-"S.Michele Arcangelo e i Santi Antonio e Agata", di Giovan Gioseffo dal Sole (1654-1719) (nell'abside);
-"Madonna e i Santi Antonio Abate e Antonio da Padova", di Giuseppe Marchesi detto il Sansone (terza cappella a sx);
-"S.Giuseppe, S.Eligio e Gesù Bambino" (1635), di Guido Cagnacci (seconda cappella a sx).
Degna di nota è anche la sacrestia, ricavata da una cappella dedicata al Beato Simone Balacchi e costruita a partire dal 1821. Finemente affrescata, conserva sopra al portale un'arca in stile gotico, scolpita nel 1323 per ospitare le spoglie di donna Anna di Donosdeo degli Agolanti (nobile famiglia di origine fiorentina), che servì in seguito per conservare anche il corpo della Beata Chiara da Rimini e come mensa d'altare.
Porta del Campanone Vecchio
(Via della Cella)
Sulla destra di questa porta urbica, la più antica del castello, si ergeva la torre campanaria cittadina, ormai andata distrutta dal tempo e dall'incuria. Alcuni studiosi ipotizzano che questa porta fosse l'ingresso alla prima rocca medioevale.
Le grotte tufacee
(Piazzetta delle Monache)
Ancora oggi sono sconosciute le ragioni che centinaia di anni fa portarono gli abitanti di Santarcangelo a scavare i cunicoli e i corridoi che si snodano nelle viscere del Colle Giove. Diverse ma ancora da confermare sono le ipotesi sulla loro origine. Forse erano utilizzate come sepolcri, o come luoghi di culto, oppure furono scavate semplicemente per ricavare materiale per l'edilizia. Attualmente è visitabile solamente un breve tratto degli ambienti sotterranei, rivolgendosi all'Ufficio Turistico di Santarcangelo.
Chiesa delle Suore Bianche dell'Immacolata Concezione
(Piazzetta delle Monache)
Annessa al Convento di S.Caterina e S.Barbara, fondato nel 1505 ed ampliato nel XVII secolo, la Chiesa delle Suore Bianche dell'Immacolata Concezione fu costruita nel XVIII secolo su progetto di Francesco Bibiena (ma l'attribuzione è ancora incerta). La facciata esterna è in mattoni a vista, mentre l'interno, a croce greca, è riccamente decorato con stucchi, in particolar modo in corrispondenza della cupola. Vi sono conservate due tele di Giovan Battista Costa: "Madonna adorata dai Santi Luigi Gonzaga, Vincenzo Ferreri e Francescao da Paola" (1730 ca., altare di destra) e "I Santi Benedetto, Romualdo, Geltrude e Scolastica" (1739, altare di sinistra).
Porta Cervese
(Via Porta Cervese)
Così chiamata perchè posta sull'antica strada che un tempo collegava Santarcangelo a Cervia, Porta Cervese è l'unico accesso delle antiche mura malatestiane ancora praticamente integro. Accanto alla porta, nell'edificio ora sede di un ristorante, vi è la neviera costruita nel 1786, che veniva riempita di neve per la conservazione delle carni.
Il Campanone
(Piazzetta Galassi)
Fu costruito nel 1893 su progetto del faentino Giuseppe Tramontani, in sostituzione della vecchia torre campanaria. In stile neogotico, si presenta in mattoni a vista con merlatura. Sulla sommità vi è l'immagine in ferro battuto di S.Michele Arcangelo.
Convento dei padri cappuccini e Chiesa di S.Maria Immacolata
(Via Cappuccini)
Costruito tra il 1654 ed il 1656, il Convento dei padri cappuccini fu abbandonato nel 1806 a causa della soppressione degli ordini religiosi voluta dal governo napoleonico. Nello stesso anno fu acquistato dal conte Antonio Baldini, che modificò la parte abitativa e distrusse la chiesa. I frati si riappropriarono del convento nel 1853 e tre anni dopo ricostruirono la chiesa. L'interno, ad unica navata con abside rettangolare e tre cappelle laterali sulla sinistra, conserva alcune pregevoli opere pittoriche, fra cui ricordiamo la "Madonna della Salute", olio su tavola del XVII secolo attribuito a Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato (nella seconda cappella laterale).
S.Maria della Cella (detta Cappella Zampeschi)
(Via della Cella)
La Chiesa di S.Maria della Cella, che risale con ogni probabilità al XVI secolo, durante la II Guerra Mondiale subì gravi danni. Dell'edificio originario, oggi sconsacrato e sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, non rimane altro che la facciata.
La rocca
(Via Rocca Malatestiana)
Le prima notizie che testimoniano la presenza di un castello risalgono al 1037. Questo fu ampliato e modificato in epoca
malatestiana: Carlo Malatesta costruì il maschio nel 1386 e Sigismondo Malatesta nel 1447 lo abbassò, utilizzando gli stessi materiali di recupero per rafforzare le mura del castello. Nello stesso periodo al maschio furono aggiunti i tre bastioni angolari poligonali e i locali residenziali. Dopo aver attraversato l'ingresso, un tempo munito di postierla e di corsie per il ponte levatoio, accediamo al cortile interno, dove il pozzo è ancora collegato con l'originale cisterna per la raccolta dell'acqua. Nei locali adibiti a residenza e nel maschio sono esposti antichi mobili ed arredi appartenuti ai proprietari della rocca.
Pieve di S.Michele Arcangelo
(Via Pieve)
La Pieve di S.Michele sorge nel luogo ove, come già ricordato, ebbe origine in epoca romana il primo nucleo del paese. E' l'edificio religioso piu antico di Santarcangelo: veniva già citato nel Codice Bavaro nell'anno 889. Sin dall'antichità ebbe un ruolo di rilevante importanza, tanto da gestire un territorio molto vasto e numerose chiese del circondario. La sua decadenza iniziò nel XVIII secolo, quando tutti i suoi beni vennero trasferiti alla Collegiata. Esternamente la pieve presenta caratteristiche comuni a tutte le chiese romaniche dell'area ravennate: è in semplice mattone a vista con facciata a capanna e con a lato la torre campanaria. Anche l'interno, ad unica navata, si presenta in mattoni a vista, anche se originariamente doveva essere almeno in parte intonacato, come dimostra l'affresco di S.Sebastiano che ora è stato staccato e collocato nella parete destra. Vi sono conservati numerosi frammenti di lapidi e resti di mosaici.

Museo Etnografico Usi e Costumi della Gente di Romagna
(Via Montevecchi, 41)
Il museo fornisce un esauriente panorama degli usi e dei costumi della Romagna attraverso percorsi espositivi tematici, pannelli ed una vasta mostra di arnesi, attrezzi e macchinari un tempo utilizzati nei lavori agricoli ed artigianali, a cui sono dedicate sezioni particolari (mulino, ciclo del grano, ciclo del vino, liuteria, fabbro ferraio e tessitura).

I dintorni
S.Martino dei Mulini
(A circa quattro chilometri da Santarcangelo percorrendo la s.p. 49 Trasversale Marecchia)
Piccolo centro agricolo situato nei pressi della S.S. Marecchiese, S.Martino dei Mulini ebbe un primo sviluppo urbanistico in epoca romana. Proprio dove probabilmente esisteva un antico tempio pagano sorge la Chiesa parocchiale di S.Bartolomeo (Via Tomba). L'interno, ad unica navata, conserva il "S.Bartolomeo, S.Martino e la Madonna coi Santi", olio su tela seicentesco attribuito a Giovan Battista Fantoni (altare maggiore). Pregevole è anche il paliotto in scagliola policroma del XVII secolo. Proseguendo per Via Tomba, a circa un chilometro, notiamo sulla destra l'imponente mole di una torre dotata ancora di merlatura. E' tutto ciò che rimane dell'antica Tomba dei Battagli, una fattoria fortificata eretta nel 1229 da Balduccio Battagli.
Chiesa di S.Giovanni Battista
(In località Canonica, a circa cinque chilometri da Santarcangelo. Imboccata la s.p. 13 Uso, svoltare in Via Canonica)
Faceva parte di un convento dei padri Rocchettini, soppresso nel XIX secolo, di cui rimane intatto il chiostro quattrocentesco. L'attuale edificio risale al XVIII secolo. Al suo interno sono conservati pregevoli dipinti seicenteschi. Nel vicino cimitero riposano le spoglie del famoso scrittore Alfredo Panzini.